Potere e pathos. Bronzi del mondo ellenistico – Firenze, Palazzo Strozzi, 14 marzo-21 giugno 2015

Ufficio Stampa di Palazzo Strozzi in Firenze.

***

Dal 14 marzo al 21 giugno 2015 Palazzo Strozzi a Firenze sarà la prima sede della grande mostra Potere e pathos. Bronzi del mondo ellenistico concepita e realizzata in collaborazione con il J. Paul Getty Museum di Los Angeles, la National Gallery of Art di Washington e la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana. Dopo la tappa fiorentina l’esposizione si sposterà al J. Paul Getty Museum di Los Angeles dal 28 luglio al1 novembre 2015 per poi concludersi alla National Gallery of Art di Washington DC, dal 6 dicembre 2015 al 13 marzo 2016.
Queste importanti collaborazioni confermano la reputazione di eccellenza a livello internazionale di Palazzo Strozzi. La rassegna vedrà infatti riuniti, per la prima volta a Firenze, alcuni tra i maggiori capolavori del mondo antico, provenienti dai più importanti musei archeologici italiani e internazionali come il Museo Archeologico Nazionale di Firenze, il Museo Nacional del Prado di Madrid, il Musée du Bardo di Tunisi, Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il British Museum di Londra, il Metropolitan Museum of Art di New York, la Galleria degli Uffizi di Firenze, il Museo Archeologico Nazionale di Atene, il Museo Archeologico di Herakleion (Creta), il Kunsthistorisches Museum di Vienna, il Museo Archeologico di Salonicco, il Musée du Louvre di Parigi, i Musei Vaticani, i Musei Capitolini di Roma.
Attraverso 50 capolavori in bronzo, Potere e pathos racconta gli straordinari sviluppi artistici dell’età ellenistica (IV-I secolo a.C.), periodo in cui, in tutto il bacino del Mediterraneo e oltre, si affermarono nuove forme espressive che, insieme a un grande sviluppo delle tecniche, rappresentano la prima forma di globalizzazione di linguaggi artistici del mondo allora conosciuto. In un clima di cosmopolitismo, l’arte si internazionalizzava.
Lo sterminato impero ellenistico fondato da Alessandro il Macedone, detto Magno per le sue grandiose imprese, si estendeva dalla Grecia e dai confini dell’Etiopia all’Indo e comprendeva la Mesopotamia, la Persia, l’Egitto. La straordinaria produzione artistica, letteraria e filosofica ebbe così un vastissimo bacino di circolazione. Progetto di Alessandro era quello di fondere elementi della cultura greca con quella orientale, ma il mondo greco si era basato essenzialmente sul concetto di polis, la città-stato, mentre – non più rivolta alla città e ai cittadini – l’arte si rivolse alle corti. Scopo degli artisti divenne celebrare il monarca e le sue imprese, attraverso la ricerca del fasto e della grandiosità, cui l’arte greca aveva invece rinunciato.
Secondo Plinio il Vecchio il bronzo corinzio era considerato più prezioso dell’argento e di valore quasi paragonabile all’oro.
Le opere in bronzo sono oggi rarissime e i bronzi antichi in gran parte perduti perché fusi nei secoli al fine di ottenere metallo da utilizzare tra l’altro per monete o armi. Il bronzo appena fuso era tanto fulgido da essere simile all’oro; la colorazione tendente al verde che le opere hanno assunto è differente, ma ugualmente lucente e forse ancor più affascinante.
Unica e irripetibile, questa mostra, anche perché offre la possibilità di vedere affiancati l’Apoxyomenos di Vienna in bronzo e la versione in marmo degli Uffizi utilizzata per il suo restauro; due Erme di Dioniso, una proveniente da Tunisi (firmata dallo scultore del II secolo a.C. Boeto di Calcedonia), l’altra dal J. Paul Getty Museum di Malibu; i due Apollo-Kouroi, arcaistici conservati al Louvre e a Pompei. Benché spesso confrontate su carta, finora nessuna delle coppie era mai stata esposta fianco a fianco.
La maggior parte dei bronzi che sono vanto di musei e collezioni private ha provenienza marittima e non terrestre. Importanti tra l’altro i ritrovamenti del Relitto di Mahdia (rinvenuto al largo della Tunisia nel 1907), della figura di Generale (Lucio Emilio Paolo?) trovata nel 1992 nel mare presso Brindisi, della testa di uomo con kausia (ritrovata nel 1997 nel mar Egeo, al largo dell’isola di Calimno).
Il ritrovamento della testa di Apollo emersa nel mare presso Salerno nel dicembre del 1930, è descritto poeticamente da Ungaretti: «È già quasi notte e in fila tornano al porto i pescatori d’alici. Raccogliendo le reti, una sera a una maglia restò presa [...] una testa d’Apollo. Fu allora alzata in palmo d’una mano rugosa e, tornata a dare vita alla luce sanguinando per le vampe del tramonto – al punto del collo dove la recisero – a quel pescatore parve il Battista. L’ho veduta al Museo di Salerno e sarà prassitelica o ellenistica [...] ha nel suo sorriso indulgente e fremente, non so quale canto di giovinezza risuscitata!».
Lo scultore ellenistico si propone di riprodurre tutti i diversi sentimenti non controllati: rabbia, passione, allegria, angoscia, in contrasto con lo scultore del periodo classico che aveva cercato equilibrio e serenità. Caratteristica è l’enfatizzazione del pathos, cioè dell’espressività delle figure rappresentate, presente anche nei ritratti dei potenti emersi sulla scia di Alessandro Magno: ritratti volti a legittimarne il potere e i legami dinastici, grazie a una combinazione di tratti individuali caratterizzati da lineamenti insieme drammatici e idealizzati.
L’Apoxyomenos, ad esempio, rappresenta l’atleta che si deterge dal sudore alla fine di una gara, con un apposito attrezzo metallico ricurvo, lo strigile. L’attenzione dell’artista non si concentra più, come nel periodo classico, sull’atteggiamento ideale più significativo, bloccando l’azione nel momento decisivo, ma cerca di cogliere la vita nel suo divenire, in un momento qualsiasi, spesso quello meno atteso.
Curata da Jens Daehner e Kenneth Lapatin, del J. Paul Getty Museum di Los Angeles, la mostra offrirà una panoramica del mondo ellenistico attraverso il contesto storico, geografico e politico.
Statue monumentali di divinità, atleti ed eroi saranno affiancate a ritratti di personaggi storici e a sculture di marmo e di pietra, in un percorso che condurrà il visitatore alla scoperta delle affascinanti storie dei ritrovamenti di questi capolavori, la maggior parte dei quali avvenuti in mare (Mediterraneo, Mar Nero), oppure attraverso scavi archeologici, che pongono i reperti in relazione ad antichi contesti. Dai Santuari, dove venivano utilizzati come “voti”, agli Spazi pubblici, dove commemoravano persone ed eventi, alle Case, dove fungevano da elementi decorativi e ai Cimiteri, dove rappresentavano simboli funerari.
La particolarità della mostra di Palazzo Strozzi è quella di contestualizzare le opere investigando e esplorando anche il processo di produzione, di fusione e le tecniche di finitura.
La mostra
Divisa in sette sezioni tematiche la rassegna si apre con la grande scultura del cosiddetto Arringatore, già facente parte della raccolta di Cosimo I de’ Medici, a indicare il collezionismo di cui erano oggetto le opere ellenistiche già nel Rinascimento e con la Base di statua con firma di Lisippo, rinvenuta nel 1901 nell’antica Corinto.
Prosegue poi con una suggestiva panoramica sui Ritratti del potere che propone le effigi dei personaggi influenti dell’epoca, come un nuovo genere artistico che nasce con Alessandro Magno. Ne sono esempi straordinari la figura di Alessandro Magno a cavallo e la Testa-ritratto di Arsinoe III
Philopator, quella di un Diàdoco (appellativo riservato inizialmente ad Alessandro e ai suoi discendenti diretti) e di un Generale.
Una particolare attenzione viene riservata alla terza sezione intitolata Corpi estremi che esplora le innovazioni stilistiche del linguaggio artistico attraverso lo sviluppo di nuovi soggetti e generi tratti dalla vita quotidiana, insieme alla capacità di cogliere il dinamismo del corpo nella diversità di movimenti e posizioni. Ne sono esempio la Statuetta di un artigiano o l’Eros dormiente, entrambi del Metropolitan Museum of Art
Si prosegue poi con la quarta sezione intitolata Realismo ed espressività centrata sui ritratti individuali, sull’uso di intarsi e colore per ottenere un aspetto naturalistico e sulla sottolineatura del pathos e di altre forme di caratterizzazione, che traspaiono nell’immagine di Giovane aristocratico e di numerose altre Teste-ritratto maschili.
La quinta sezione, già partendo dal titolo, Replica, vuole dare l’idea della capacità del bronzo di creare multipli “originali” presentando riproduzioni di opere ellenistiche in periodi successivi e, illustrare le differenze tra fusione e “lavoro a freddo”, l’imitazione del bronzo nella pietra scura e la diversa conservazione dei bronzi rinvenuti in mare da quelli trovati nel suolo. Così, ad esempio, si possono confrontare per la prima volta le due erme bronzee del J. Paul Getty Museum e quella appartenente al carico del relitto di Mahdia rinvenuto al largo della Tunisia nel 1907. Uguali dimensioni, entrambe rappresentano un Dioniso/Bacco, ma l’erma di Mahdia ha subito danni importanti nei duemila anni trascorsi sott’acqua, mentre l’erma del Getty, mai finita in mare, ha lineamenti molto più marcati.
La sesta sezione, Divinità affronta un tema importante e propone sculture di straordinaria bellezza, tra cui la Minerva di Arezzo, il Medaglione con il busto di Atena e la Testa di Afrodite.
Infine con la settima sezione Stili del passato si vuole riscoprire un nuovo interesse per i modelli arcaici e classici insieme alla mescolanza di stili tardo ellenistici. Tra gli esempi più significativi il cosiddetto Idolino di Pesaro, l’Apollo del Musée del Louvre di Parigi e lo Spinario del British Museum di Londra.
La mostra è promossa e organizzata dalla Fondazione Palazzo Strozzi, il J. Paul Getty Museum di Los Angeles, la National Gallery of Art di Washington e la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, con la partecipazione del Comune di Firenze, la Provincia di Firenze, la Camera di Commercio di Firenze e l’Associazione Partners Palazzo Strozzi e Regione Toscana. Con il contributo dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze.
Palazzo Strozzi

Info su Admin

Qui la descrizione, per inserirla basta entrare negli utenti e inserire la propria descrizione
Questa voce è stata pubblicata in ITALIAN CULTURE e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.